Poeta e studioso di letteratura spagnola, Vittorio Bodini è stato uno dei maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola. Studioso del barocco, di Luis de Góngora e dei surrealisti spagnoli, Bodini ha dato vita ad eccellenti traduzioni del Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, del Teatro di García Lorca, oltre che di riuscite pagine di Francisco de Quevedo, Rafael Alberti, Pedro Salinas ecc.
Autore di numerosi scritti in prosa, via via dimenticati, ma oggi riscoperti grazie all’attento lavoro della casa editrice Besa e del docente dell’Università di Lecce Lucio Antonio Giannone; Bodini è soprattutto autore di pochi, ma preziosi libri di poesia. Bodini è però di certo la persona che ha saputo carpire meglio di tutti l’anima della terra salentina, cantandone il mare, il sole e le tradizioni attraverso un linguaggio diretto, triste, basilare e a volte anche un po’ rude. Sono tante le località del Salento menzionate nelle sue poesie, tra cui Lecce, Torchiarolo, Cocumola, e Santa Maria di Leuca, che dipinge nei toccanti versi della poesia Finibusterrae. Bodini è il supremo cantore di un sud mitico, ancestrale, ma, nel contempo, limitante e castrante, pieno di contraddizioni e contrasti. Per lui il Salento è ben diverso dal’immagine da cartolina a cui siamo abituati, è l’ “umile luogo dove termina l’Italia”, zona piena di malinconia dove il tramonto non è romantico e dove l’inizio si confonde con la fine. 
Bodini attraverso la sua poesia esalta un sentimento popolare che richiama viaggi nella magia, nel sogno, nella storia di un profondo sud. È “l’andalusismo salentino”, individuato da Donato Valli, presente nella spiritualità della rappresentazione, nel barocco, nell’impressionismo tutto meridionale, nella ricerca della favola e della fantasia che si fa mistero, nelle sottolineature della memoria che diventa presenza costante attraverso i simboli, i santi e di Cristo.

Bodini nasce a Bari il 6 gennaio 1914 da una famiglia di origine e tradizioni leccesi. A soli tre anni perde il padre e ritorna insieme alla madre nel capoluogo salentino, dove frequenta le scuole fino al conseguimento della maturità classica presso il Ginnasio-Liceo “G. Palmieri”. Nel 1931 fa il suo esordio sul settimanale “La Voce del Salento”, fondato e diretto dal nonno materno, Pietro Marti, storico e giornalista locale, pubblicando articoli vari e prosette creative. L’anno successivo, a 18 anni, Bodini aderisce al futurismo e fonda il Futurblocco leccese, vivacizzando con polemiche giornalistiche e iniziative di vario genere l’ambiente culturale leccese. Pubblica poesie e prose anche su “Vecchio e Nuovo”, un settimanale diretto da Ernesto Alvino, che ospita le composizioni dei futuristi. Tra i suoi scritti di questi mesi si segnala il Manifesto ai pugliesi della provincia, firmato insieme a Elèmo d’Avila, mentre nel febbraio del 1933 dedica alcuni interventi alla mostra di aeropittura del coetaneo Mino Delle Site.

Si iscrive alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma, ma nel 1935 lavora ad Asti e nel 1936 a Domodossola presso il RACI (Reale Automobil Club Italiano). Nel 1937 si trasferisce a Firenze dove riprende gli studi universitari e si laurea nel 1940 in Filosofia con E. P. Lamanna con una tesi sulla Teoria dell’incivilimento in Gian Domenico Romagnosi. Qui inizia a frequentare l’ambiente letterario delle “Giubbe Rosse” e, per interessamento di Montale, riesce a pubblicare alcune poesie e un racconto sulla più prestigiosa rivista del tempo, “Letteratura”. Tornato a Lecce cura con Oreste Macrì la terza pagina di un altro settimanale diretto da Alvino, “Vedetta Mediterranea”, che dura solo i primi dodici numeri, dandole una precisa impronta ermetica. Collabora poi a Letteratura, pubblicando le prime poesie, aderisce al movimento ‘Giustizia e Libertà’ e si inserisce in ‘Libera Voce’. Dal 1942 al 1944 è impegnato prevalentemente sul piano politico, prima nelle fila del Partito d’Azione, da cui si dimette per divergenze interne, poi nel Partito Democratico del Lavoro. 

Nell’estate del 1944 si trasferisce a Roma come capo ufficio-stampa di Meuccio Ruini, allora segretario del Partito Democratico del Lavoro, pur continuando ad avere rapporti stabili con il Salento. Nella capitale partecipa, con vari articoli pubblicati su quotidiani e periodici, ai dibattiti sulla funzione della letteratura nella società, giungendo al rifiuto definitivo dell’ermetismo. Nel novembre del ’46 ottiene una borsa di studio di sei mesi da parte del Ministero degli Esteri spagnolo per svolgere attività di ricerca in qualità di lettore presso l’Istituto italiano di cultura di Madrid. La Spagna, dove svolge vari mestieri fra cui quello dell’antiquario, diventa la sua seconda patria, e Bodini scopre le profonde affinità che legano questa terra al Sud d’Italia. La sua esperienza viene raccontata nei bellissimi reportage raccolti nel volume Corriere spagnolo (1947-54) (Lecce, Manni, 1987). 

Nel 1949 ritorna a Lecce, mettendo al centro dei suoi interessi la propria terra, che “riscopre” attraverso uno scavo nella storia e nell’arte, nel costume e nelle tradizioni, con un notevole impegno letterario e civile. Da qui nascono le sue prime raccolte di poesia, La luna dei Borboni (1952), finalista al Premio Viareggio, e Dopo la luna (1956), con cui vince il Premio Carducci. Nel 1952 pubblica con l’editore Einaudi di Torino la prima importante traduzione in volume, il Teatro di Federico García Lorca, e ottiene un incarico di Lingua e letteratura spagnola presso l’Università di Bari. Nel 1954 fonda la rivista “L’esperienza poetica”, nella quale propone una “terza via” tra ermetismo e neorealismo e persegue un rinnovamento della poesia in collegamento con le istanze di rinnovamento sociale del Sud. Alla rivista, che va avanti fino al 1956, collaborano numerosi poeti e critici di primo piano con i quali entra in contatto. Nel 1957, sempre con l’editore Einaudi, di cui è diventato l’ispanista ufficiale, esce un’altra opera fondamentale, la traduzione del Don Chisciotte di Cervantes, unanimemente ritenuta ancora oggi quella migliore del capolavoro della letteratura spagnola. Del 1958 è la traduzione, con le edizioni Lerici di Milano, delle Poesie di Pedro Salinas. Nel 1960 si trasferisce a Roma dove continua la sua attività letteraria e di ispanista. Nel 1962 esce, nella collana “Lo specchio” di Mondadori la raccolta La luna dei Borboni e altre poesie; nel 1963, ancora con Einaudi, I poeti surrealisti spagnoli; nel 1967, con l’editore Scheiwiller di Milano, l’ultimo suo libro di versi, Metamor. Si occupa di Góngora (Studi sul Barocco di Góngora, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1964) e di Calderón de la Barca (Segni e simboli nella Vida es sueño, Bari, Adriatica editrice, 1968). 
Instancabile è sempre l’attività di traduttore di scrittori spagnoli, classici e contemporanei, tra i quali spicca Rafael Alberti, con cui, negli anni romani, stabilisce un intenso sodalizio umano e intellettuale. Di Alberti traduce: Poesie (Mondadori, 1964), Degli angeli (Einaudi, 1966), Il poeta della strada (Mondadori, 1969) e Roma pericolo per i viandanti (Mondadori, 1972, postumo). Nel 1962 esce, con Scheiwiller, la traduzione di Picasso di Vicente Aleixandre, mentre, con Einaudi, vengono pubblicati, nel 1965, i Sonetti amorosi e morali di Francisco de Quevedo, e nel 1969 Visione celeste di Juan Larrea. Postumi infine, sempre con Einaudi, sono apparsi il Lazarillo de Tormes, gli Intermezzi di Miguel de Cervantes e Giacinta la rossa di José Moreno Villa. Muore a Roma a soli cinquantasei anni, il 19 dicembre 1970, stroncato da un tumore. Dal dicembre 2010 i suoi resti riposano presso il cimitero monumentale di Lecce. 

Postuma, nel 1972, nella collana “Lo specchio” di Mondadori, è uscita la raccolta completa delle Poesie, curata da Oreste Macrì, che curerà anche Tutte le poesie (1932-1970) (Oscar Mondadori,1983; ristampato più volte dalle Edizioni Besa di Nardò). Una scelta dei suoi racconti, col titolo La lobbia di Masoliver e altri racconti, a cura di Paolo Chiarini, è uscita nel 1980 presso le Edizioni di Vanni Scheiwiller, All’insegna del pesce d’oro. Presso le Edizioni Besa esiste una collana, intitolata Bodiniana, curata da A. L. Giannone, che si propone di pubblicare organicamente gli scritti dispersi e inediti, edizioni commentate dei libri di poesia, nonché alcuni dei principali carteggi dello scrittore. Finora sono usciti i seguenti volumi: Barocco del Sud. Racconti e prose, a cura di A. L. Giannone, 2003; La luna dei Borboni (1952), a cura di A. Mangione, 2006; Carteggio Bodini- Erba (1953-1970), a cura di M. G. Barone, 2007; Dopo la luna (1956), a cura di A. Mangione, 2009; Metamor (1967), a cura di A. Mangione, 2010; Sud come Europa. Carteggio Bodini-Sciascia (1954-1960), a cura di F. Moliterni, 2011.

http://www.vittoriobodini.it/