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“Vado a Lecce” di Franco Ungaro

Lo scrittore torna il libreria con il suo ultimo capolavoro letterario edito dalla casa editrice Kurumuny


“Vado a Lecce” di Franco Ungaro

Lo scrittore Franco Ungaro, dopo Dimettersi dal Sud” nel 2006 e Lecce Sbarocca” nel 2011, torna il libreria con la sua ultima avventura letteraria: “Vado a Lecce. Artisti storici e scrittori in giro per la città" edito dalla casa editrice Kurumuny.

Franco Ungaro è un operatore culturale, scrittore, ed ex direttore organizzativo dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.

“Vado a Lecce” è un invito a custodire la memoria e la bellezza della città, un invito ai cittadini, leccesi e non, a scrivere altri e nuovi racconti della città con le proprie immagini e impressioni, con il proprio stile e punto di vista per un progetto artistico e letterario che può e deve diventare condiviso e partecipato attraverso il coinvolgimento di nuovi attori.

Lo scrittore ha raccolto e selezionato testi di oltre quaranta autori, salentini e non, che dagli anni Quaranta a oggi hanno raccontato Lecce attraverso parole, canzoni e poesie, articoli e saggi.
Ciò che ne viene fuori è di una città che incanta e sorprende, emoziona e ammalia, ma nello stesso tempo una città che nasconde colpe inconfessate, limiti e contraddizioni.
Viene descritta  la Lecce dell’oro e della pietra barocca che aveva sorpreso lo storico d’arte Cesare Brandi, lo scrittore Guido Piovene,  e il critico d’arte Mario Praz, ma anche Raffaele Nigro, Ferdinando Boero, Roberto Cotroneo e quella poeticamente crepuscolare di Vittorio Bodini, Ercole Ugo D’Andrea, Fernando Manno e Antonio Errico.
C’è chi racconta il passaggio dalla città povera e contadina degli anni Quaranta (Bianciardi) e Cinquanta (Anna Maria Ortese, Rina Durante) a quella degli anni Ottanta di Armando Tango, Osvaldo Piliego, da quella irrequieta e febbricitante di Raffaele Gorgoni, Edoardo De Candia, Tonino Caputo a quella ‘patafisica’, bizzarra di Nonciclopedia o alla Lecce innevata di Bjorn Larsson. 
C’è Lecce vista con gli occhi e il cuore di  del migrante dal libano Moustapha Wissam.
Troviamo inoltre, la Lecce degli innamorati ciechi (Tito Schipa) e quella degli innamorati esigenti (Vittorio Pagano, Claudia Ruggeri).
Lecce viene raccontata da diversi punti di vista: in auto da Giorgio Caproni, in bicicletta da Bruno Brancher, a piedi da Antonio L. Verri, in sella ad una moto da il rapper Aban oppure da un treno in partenza da Mario Perrotta o davanti alla plancia gialla attaccata sul treno Milano-Lecce che il linguista e semiologo Roland Barthes osserva nella stazione meneghina.
 

 



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  • mariannamangiatordi
  • Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2016 - 10:36
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