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La via del gas dall’Azerbaigian all’Italia, disponibilità di energia e timori ambientali

Una costiera che ha temuto i turchi e i circassi nelle epoche precedenti e crede che i nuovi saraceni abbiano come armi non le galee o le scimitarre ma i gasdotti.


La via del gas dall’Azerbaigian all’Italia, disponibilità di energia e timori ambientali

Una via del gas lunga quattromila chilometri, da Baku capitale dell’Azerbaigian a Brindisi, con la variante Melendugno (Le), una strada che ripercorre le vie carovaniere della seta e dell’incenso. Ricalcata sul tragitto che da Roma imperiale con la via Appia, la Regina viarum, dopo l’attraversamento del mare, approdava sulla sponda opposta epirota a Dyrrhachium e poi lungo la via Egnatia fino a Byzantium Constantinopolis e da lì attraverso l’Asia Minore e l’Armenia fino al Mar Caspio. Da qui ora parte la via del gas, il gasdotto TANAP (Trans Anatolian Pipeline) che diventa TAP (Trans Adriatic Pipeline), dieci miliardi di metri cubi di metano all’anno dal 2019. Un grande affare per i paesi coinvolti, specie ora dopo la crisi di Russia e Ucraina, le conseguenti sanzioni economiche e le ritorsioni russe, proprio in campo energetico. Per l’Unione Europea, che è il terzo consumatore mondiale di energia dopo gli Stati Uniti e la Cina, il gasdotto sarebbe un’ancora di salvezza e ancor più per l’Italia, avida di energia e dipendente dalla Russia, dalla Libia e dall’Algeria. Tutti convengono sulle opportunità economico-energetiche di questa grande via del gas. Il metano sarebbe trasportato nei gasdotti, tubi interrati anche sotto il fondale marino, dal diametro di circa un metro. Una quantità considerevole (dieci miliardi di metri cubi, fino a raddoppiare) sarebbe a disposizione dell’Italia (che consuma ora 78 milioni di metri cubi annui), per convertire le centrali a carbone, a olio combustibile e  a petrolio, e  smistare il sovrappiù ai paesi vicini. Le considerazioni economiche si intrecciano a quelle culturali. L’Azerbaigian utilizza le sue risorse per ridurre la povertà e per promuovere sul piano culturale la sua immagine di fautore del dialogo fra le etnie e le religioni. Insomma il paese asiatico ha bisogno di una linea di comunicazione con l’Occidente per affermare la sua autonomia e la sua indipendenza da Mosca. Questo grande progetto, il tracciato del gasdotto, trova l’opposizione proprio nel tratto finale, nelle amministrazioni locali e nelle associazioni ambientaliste del Salento che temono un forte impatto ambientale sulle marine di Torre dell’Orso (Melendugno). Una costiera che ha temuto i turchi e i circassi nelle epoche precedenti e crede che i nuovi saraceni abbiano come armi non le galee o le scimitarre ma i gasdotti. Tanto più che proprio in questa zona sorge la grotta della Poesia. Non sarà un caso se l’arte si contrappone agli affari. E’ da dimostrare che l’opportunità di disporre dell’energia rappresentata dal metano, di gran lunga meno inquinante del carbone e del petrolio e meno impattante dei parchi eolici e degli impianti fotovoltaici disseminati nella campagne, non si traduce in un nuovo sacco del Sud. Il compito di convincere gli scettici e i contrari  spetta al Governo e all’Europa, che intende coprire il 30% del suo fabbisogno energetico con il metano. 

PAOLO RAUSA



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  • Redazione
  • Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2014 - 10:30
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