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William Greco, emergente talento neritino

Nuovo appuntamento con la stagione di concerti promossa dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce


William Greco, emergente talento neritino

Rassegna inaugurata lo scorso novembre che ha già regalato al pubblico salentino tre belle serate con la musica espressa dalle migliori realtà artistiche del mondo accademico. Protagonista del recital, che si terrà domenica 19 gennaio 2014 alle ore 19.30 presso la Biblioteca Caracciolo in Lecce, il giovane pianista WILLIAM GRECO, emergente talento neritino che miete da anni premi e riconoscimenti nazionali e internazionali. Proprio di recente il suo medagliere si è arricchito della “Menzione speciale” nell’ambito del Premio Nazionale delle Arti 2012/13 (X edizione) indetto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica e del primo premio assoluto al X Concorso di esecuzione pianistica “Città di Bucchianico”.

I brani in programma illustrano a dovere le possibilità tecnico -espressive delle forme del preludio e del pezzo breve per pianoforte, tra romanticismo e sperimentazione novecentesca, nel nome di Chopin, Brahms e Scriabin. I cinque Preludi op. 16 (1894-1895) di Scriabin mostrano un chiaro debito verso Chopin e Liszt. Solo più avanti il musicista russo riuscì a sviluppare una voce musicale inconfondibile incorporando misticismo e sistemi di composizione più radicali nelle sue opere. Il primo dei cinque preludi presenta un bellissimo tema in vena post-romantica senza manifestare alcuna evidente influenza: più per caso che per imitazione rimanda a Rachmaninov. Il secondo preludio inizia con un motivo balbettante abilmente trasformato dal compositore in un tema di una bellezza nervosa e di una grande passione. Nel suo andamento solenne il terzo richiama una religiosità lisztiana, mentre il quarto è più legato al mondo terreno. Il lungo quinto preludio chiude la serie con una fugace luminosità. Brahms compose i suoi pezzi brevi per pianoforte (in tutto venti pezzi, distribuiti in quattro numeri d’opera: n. 116, 117, 118 e 119) tra il 1891 e il 1893, durante la villeggiatura a Bad Ischl, località dell’Alta Austria che scelse per le vacanze nei suoi ultimi anni di vita. Conclusa la sua opera di sinfonista nel 1887, con il Doppio concerto op. 102, limitò progressivamente la pratica della composizione trasformandola alla fine in un hobby. Il compositore che a vent’anni aveva scritto tre sonate e a trenta le serie monumentali delle variazioni su temi di Händel e di Paganini, a sessant’anni decise di dedicarsi amorevolmente alla piccola pagina intimistica, con antecedenti non solo nel romanticismo. Se ritornò senza dubbio a Mendelssohn, a Schumann e a Schubert, si riallacciò pure alle raccolte di musiche “per conoscitori ed amatori” che Carl Philipp Emanuel Bach aveva pubblicato giusto un centinaio d’anni prima. Il più arcaizzante dei Sei Pezzi dell’op. 118 (raccolta dedicata a Clara Schumann) è il n. 5 o Romanza, brano bitematico a variazioni le cui sonorità rievocano i suoni delicati del clavicembalo. Anche nella Ballata si affaccia un mondo arcaico, protoromantico più che romantico, ben lontano non solo da quello delle ballate di Chopin e di Liszt, ma persino da quello delle giovanili ballate dello stesso Brahms. Un momento, un lampo del Brahms della Ballata op. 10 n. 3 ricompare nell’Intermezzo n. 5, mentre l’Intermezzo n. 2 ritorna all’intimismo più sognante di Schumann. Il primo e l’ultimo intermezzo conferiscono alla raccolta un senso unitario, non semplicemente rievocativo e non regressivo: luminoso e appassionato quello che avvia il viaggio nella memoria, tragicamente desolato quello conclusivo. Chiudono il programma i 24 Preludi op. 28 di Chopin, opera che rappresenta al meglio la personalità del musicista polacco. Questi piccoli schizzi musicali dal carattere assai variegato (alcuni brillanti e gioiosi, altri lirici e melanconici) sono ossessivamente permeati da rintocchi di campane, spesso improvvisi, quasi a tener sempre vivo il ricordo della finitezza della vita, idea che assillò il compositore negli anni della malattia: «La tristezza mi ha preso – perché? Neppure oggi la musica mi consola – è già notte tarda, e non ho voglia di dormire; non so cosa mi manca – e ho già più di vent’anni». I Preludi op. 28 sono una raccolta di ventiquattro pezzi per pianoforte, uno per ciascuna tonalità maggiore e minore. Benché il termine preludio stia a indicare, per solito, una composizione con funzione introduttiva di un’altra più lunga e articolata, i preludi di Chopin possono essere eseguiti e analizzati come piccole opere a sé stanti. Il musicista polacco li scrisse tra il 1835 e il 1839, la maggior parte durante il suo soggiorno a Valldemossa, località nei pressi di Palma di Maiorca dove si recò con George Sand per motivi di salute: la coppia era alla ricerca di un clima più salutare rispetto alla piovosa Parigi, per tentare di contrastare la tubercolosi polmonare di cui Chopin soffriva e che lo portò alla morte. La raccolta fu poi data alle stampe nel 1839, al rientro nella capitale francese. La pubblicazione dei preludi provocò grande scalpore nell’ambiente musicale dell’epoca perché con essi Chopin sfidò le convenzioni del periodo per la breve durata dei pezzi contenuti nell’opera 28 (nessun preludio supera le 89 battute di lunghezza).

Una mirabile raccolta nella quale ogni passaggio splende come una gemma. WILLIAM GRECO Agli iniziali studi classici affianca quelli jazzistici. Nel 2003 e nel 2004 ha frequentato le Clinics della Berklee College of Music di Boston a Umbria Jazz. Nell’edizione 2004 è stato premiato dalla Berklee per le sue straordinarie doti musicali. Nel 2006 partecipa ai Corsi Internazionali di Perfezionamento tenuti dall’Accademia Nazionale del jazz a Siena. Nel 2008 è stato finalista alla XII edizione del Premio Internazionale Massimo Urbani – Camerino (MC). Nel 2009, con il William Greco Trio, tiene un concerto alla Radio Vaticana; vi ritorna nel 2010 eseguendo alcuni studi di Rachmaninov. Nel dicembre 2009 si aggiudica il primo premio assoluto dell’VIII edizione del Concorso Pianistico Nazionale Città di San Giovanni Teatino (CH). Nel febbraio 2010 vince il primo premio, il premio del pubblico e il premio “Libertà” alla VII edizione del Concorso Nazionale “Chicco Bettinardi”, nuovi talenti del jazz italiano, tenutosi a Piacenza. Nell’ottobre 2012 si aggiudica il quinto premio alla XXIX edizione del Concorso Pianistico “Premio Venezia”. Nel maggio 2013 si esibisce con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari eseguendo il quinto concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. Nell’ottobre 2013 è secondo classificato e con menzione speciale alla X edizione del Premio Nazionale delle Arti sezione di Pianoforte, tenutosi a Lecce. Nel novembre 2013 è primo premio assoluto al Concorso Pianistico Città di Bucchianico (CH).

Diplomato in Pianoforte con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del M° Roberto Bollea presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, dove attualmente frequenta il II anno del Biennio Specialistico nella classe del M° Benedetto Lupo. Ha seguito corsi di perfezionamento con: A. Jasinski, S. Perticaroli, P. Bordoni, O. Martin, K. Bogino, P. Bruni, Michel Camilo, Franco D’andrea, Stefano Battaglia, Paolo Birro, Riccardo Zegna, Rita Marcotulli ed altri. Ha collaborato esibendosi in diversi jazz club e teatri in Italia ed Europa con: Raffaele Casarano, Marco Bardoscia, Paolo Fresu, Giuliano Sangiorgi, Massimo Manzi, Attilio Zanchi, Massimo Morriconi, Franco Simone, Gaetano Partipilo, Luca Aquino ed altri. Discografia: “Replay” e “Argento” di Raffaele Casarano; “The Dreamer” di Marco Bardoscia.

INGRESSO LIBERO Prossimo appuntamento in cartellone: 5 febbraio 2014 – concerto del Quintetto d’Archi Tito Schipa Ufficio Pubbliche Relazioni Conservatorio di Lecce.





  • Redazione
  • Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2014 - 21:55
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