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Sandro Greco, istrionico artista salentino funambolo della materia

La sua idea d’arte è il gioco non come puro divertimento ma come possibilità data di dialogo e trasformazione della materia, leggerezza e soprattutto ironia.


Sandro Greco, istrionico artista salentino funambolo della materia

Un pomeriggio assolato agostano in Salento, sulla banchina della stazione ferroviaria di Salice Salentino. Sandro Greco con la moglie Rita mi attende incredulo che potessi giungere con una littorina delle mitiche sud-est da un paese dei pòppiti, fuori dalle mura della città capoluogo Lupiae. Con Sandro concordiamo subito che quell’appellativo di ‘cafoni’ ci riempie di orgoglio, condividendo lo spirito di Giorgio Cretì, autore del romanzo che andiamo rappresentando come teatro per masserie. La conoscenza con Sandro è stata fulminea ed anche il primo impatto suscita simpatia immediata: ‘Mi sembra che ti conosco da vent’anni!’ – mi dice. Lo prendo come un complimento. Capisco che quello del tempo assilla il nostro artista poliedrico, difficilmente classificabile, polùmetis, dal multiforme ingegno. Non vi è arte in cui Sandro Greco  non si sia cimentato, e prima ancora nella manualità: la falegnameria, la ceramica fittile, la pittura, la scultura, le installazioni aeree e leggere, gentili – quelle farfalle che svettano su fili di ferro sembrano veramente volare, mentre i fiori variopinti si arrampicano su per il cielo utilizzando come rampe di lancio gli steli metallici che l’artista ha prestato loro. Non saprei da dove iniziare con Sandro Greco. Ogni aspetto è complesso e allo stesso tempo leggero leggero, sempre sereno, a volte irridente, come il suo ghigno beffardo che accompagna le sue battute irriverenti. La sua vita? Un’odissea difficilmente comprimibile in poche righe. Ma qualcosa occorre dire: autodidatta in tutto e per tutto, nel lavoro di falegname da ragazzo, al salone di barbiere dove era richiesto per le barbe e i capelli da artista che intagliava da giovinetto, commesso di farmacia fino a vent’anni, gli esami di privatista per frequentare il liceo e poi la facoltà di chimica all’Università di Bari, sempre lavorando perché la madre povera sopravviveva vendendo il carbone e non poteva mantenerlo agli studi. La passione per il disegno e la pittura sono una costante nella sua vita: la prima esposizione risale al 1953, quando Sandro aveva 25 anni. Poi il cambio di facoltà, farmacia, per inseguire un amore, rivelatosi impossibile. ‘Mi guardai in faccia e capii che dovevo cambiare strada. Il Signore mi aiutò’ – ricorda Sandro. La fede lo ha sempre sorretto per superare le umiliazioni, per affrontare le difficoltà economiche, per frequentare l’Università quando prendeva il treno alle 4 del mattino per raggiungere la facoltà. Poi la laurea e l’insegnamento. La sua ispirazione sarebbe stata architettura. Si vedeva già progettista di città, di grandi opere, di ponti, ma andare a Napoli non gli era possibile. Il lavoro come rappresentante di prodotti farmaceutici e poi la scuola, mettendo sempre a proprio agio gli studenti, specie agli esami di maturità. L’incontro con Rita, rivelatasi poetessa fu fatale: ‘Quando canta il letto il matrimonio è valido. Con questa il letto poteva cantare…’ – così descrive la sua scelta di matrimonio, a cui sono seguiti due figli. La casa, museo e laboratorio, raccoglie sparse le sue opere sulle pareti, sugli scaffali, e come labirinto si articola in vari locali, dove Sandro può realizzare le sue opere in legno – le scatole vuote con le indicazioni degli aforismi più vari, i libri con pagine il legno, ecc. -  i forni di cottura dopo aver modellato vasi e vasellame vario, l’angolo dove vengono preparati i colori dai cloruri… La biblioteca con opere di filosofi antichi, scrittori moderni, epistemologi, la corrispondenza con gli artisti più conosciuti e con critici d’arte, Bonito Oliva, Gillo Dorfless, ecc. La sua idea d’arte è il gioco non come puro divertimento ma come possibilità data di dialogo e trasformazione della materia, leggerezza e soprattutto ironia, che si esprime nella figura del clown, del giullare che irride i potenti e i benpensanti, preoccupato per le sorti del nostro pianeta inquinato e sfregiato da discariche abusive, su cui Sandro depone dei fiori di carta per ricordare che la bellezza non il pattume salverà il mondo.

PAOLO RAUSA                                                               



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  • Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2014 - 11:24
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