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Gli Anchora e il Castello di Corigliano d’Otranto

Gli Anchora arrivarono in terra Apula dall’isola di Creta e si fermarono a sud della penisola bagnata dal mare


Gli Anchora e il Castello di Corigliano d’Otranto

Come tramandato verbalmente da padre in figlio, gli Anchora arrivarono in terra Apula dall’isola di Creta e si fermarono a sud della penisola bagnata dal mare, dai laghi di acqua dolce e da un fiume formatosi da acqua sorgiva. L’ambiente era circondato di querceti, pini marittimi, oleandri e salici che nascondevano i villaggi e le zone fortificate. La fuga da Creta avvenne dalle guerre delle caste: infatti l’isola era divisa in 6 parti e ognuna di esse aveva il proprio Re i conflitti erano continui: la pace tra le sei caste avveniva solo se altri attaccavano l’isola e in queste occasioni avvenivano le fughe. Si tramanda che in quel sud della penisola vi era pace, riuscivano a comprendersi con la lingua e soprattutto a sviluppare le proprie conoscenze nella caccia, alla ricerca di cibo e tecniche per la coltivazione di orzoe varie verdure e la costruzione di abitazioni fortificate. Tanto era l’intesa che arrivarono per meglio tutelare le imbarcazioni (fiorenti grazie a tanto legname disponibile), di un porticciolo e di un tempio a Minerva per eseguire i sacrifici (attuale porto Cràulo).
Dai documenti……………….

Anchora Giuseppe nasce a Corigliano d’Otranto nel 1778; all’età di 18 anni terminata la settima a Maglie si reca a Napoli per seguire i corsi di belle lettere (attuali lettere classiche), che non riuscirà a terminare per il piacere dei divertimenti, come si evince dalle coperture economiche effettuate in favore di locande e trattorie. All’età di 25anni sposa una nobile incontrata a Napoli nel 1804: dalla loro unione nasce Celestino; negli appunti si legge di un bambino biondo con gli occhi azzurri uguale alla mamma: per l’occasione si danno molte feste sia nelle casine che nei poderi.
Giuseppe nei libri mastri elenca i nome dei 42 coloni e dal contratto con essi si evince che era obbligo di consegnare solo le primizie in ogni stagione, il resto suddiviso a chi lavorava nei terreni a loro affidati, in caso di carestie veniva diviso in parti uguali. Acquistava molti cavalli dall'attuale Abruzzo e dalla Campania, non amava vedere buoi in agricoltura in quanto erano nati per la carne e soprattutto per il latte: dai suoi appunti si notano entrate per l’affitto dei cavalli nel periodo degli scassi profondi dei terreni fuori delle sue proprietà. Il cavallo era più veloce e soprattutto più duraturo. La sua vita Giuseppe la passava tra i suoi coloni e contadini amava la sera incontrare nobili limitrofi e spesso raggiungeva Maglie e Lecce.
Non andava in chiesa lo si vedeva solo nelle prediche dei domenicani che lo appassionavano, nei suoi registri mastri ogni anno vi è una offerta che inviava a Maglie per l’accensione della lampada votiva a San Nicola per tutto l’anno.

Della moglie si hanno scritti sul libro mastro solo per la nascita dei figli, ne ebbe altri 6 dopo Celestino. Su alcuni appunti scritti all’interno delle custodie dei registri mastri del 1814 accusava i francesi che gli rubano il suo domani “i giovani”: infatti vi erano reclutamenti e i giovani sognavano quelle divise, i cavalli, le monete nuove che raffiguravano Murat e soprattutto l’arrivo a Maglie ed a Lecce dei velluti, dei merletti per le loro sorelle, fidanzate e mogli in quelle date con calendario francese si legge: oggi 10 nivose i 4 figli del Pulimeno se ne vanno annota oggi 20 nivose…… i Quarta…………Meneleo…………… in un anno si sommano 61 giovani dai 18 ai 26anni che lasciano Corigliano d’Otranto per seguire volontariamente le truppe Francesi.
La fugga dei nobili con la Repubblica Napoletana non fu tanto sentita, la legge a favore dei contadini emanata dal Murat non fu mai attuata, la vita continuò normalmente, ma con un grave danno: quello della perdita di braccia lavoro per la fuga dei giovani. Celestino finita la sesta a Lecce si reca a Napoli per proseguire gli studi: dai versamenti annotati su un libro mastro è citata l’uscita di versamento…… Celestino “studio terra fu’ Murat”…. sembrerebbe (l’attuale facoltà di Agraria che fu istituita da Murat): anch’egli come il padre non terminerà gli studi, non per divertimenti ma esclusivamente per il suo ideale di economista: infatti nel suo sangue scorreva più sangue blu che quello liberista e populista del padre. Lavorò all’insaputa del padre in istituti di credito, frequentava ambienti notarili studiava negli uffici demaniali l’andamento del mercato, tanto che vendeva i terreni e le abitazioni ereditate dalla madre e li tramutava in denaro corrente e poi in oro, che ritirava negli istituti di credito dello Stato Pontificio.
Nel 1840 a 36anni Celestino, alla morte del padre Giuseppe, divenne unico erede di tutto; infatti ai 3 fratelli furono già dati terreni, alle 3 sorelle un buon partito per il matrimonio e una dote in denaro oltre un corredo acquistato nel ducato di Toscana (a quei tempi era il massimo). Celestino si era sposato a 24anni con una nobile donna di Sanarica, una certa Annunziata Maria Antonietta Comi, a cui il padre per dote, come si legge da un contratto conservato in un libro mastro …………….“Alla mia figlia Annunziata M. A. avendo raggiunto l’età di 19anni e dopo autorizzazione di Anchora Giuseppe padre del novizio aspirante sposo Celestino passo………. a nulla pretendere dai altri eredi di mio casato Comi essendo non eredi di quanto diritto….. di tutti i terreni della mia prima moglie Maddalena madre di Annunziata siti in zona canale pozza (attuale canale dell’Asso) are 1500 denominati Linzine e recitante con alberi di alloro in essi sono comprese la masseria Maddalena e la masseria Annunziata n.10 paghiare e 5 casine alloggio per lavoranti vi sono 12 aratri …(elenca gli attrezzi i mobili sino al numero di lenzuola, coperte e le stoviglie………“ la leggenda………….. sembrerebbe che Annunziata ebbe gioielli molto pregiati avuti dal nonno e nonna materna dopo la immatura dipartita della loro cara Maddalena. Celestino li aveva convertiti in oro sembrerebbe che all’età dei 36anni ne avesse ben Kg.25.50. Donna Nunzia era molto buona la sua giovinezza l’aveva passata in un convento di suore presso Urbino (non si hanno notizie certe se non per racconti da padre in figlio………..).
Nel 1828 nasce Nicola per lui solo una festa nella parrocchia in casa, a cui partecipano parenti e amici che vengono anche da Napoli, Celestino dopo la costruzione di un palazzo nel centro antico a Corigliano d’Otranto, guarda il Castello trasformato in una abitazione i nobili i coriglionesi raccontavano da padre in figlio l’importanza di quel castello per dare esempi di correttezza ai giovani, un luogo sempre vietato al popolo pure dopo la trasformazione ad abitazione.Celestino preso dal gusto di entrare in quel castello, vederlo e farlo vedere ai suoi amici e pure ai coloni ai suoi contadini, si spinse a parlarne con Peschiulli e gli offrì in denaro registrabili lire 1000 e fuori con scrittura privata kg.1 in oro. I Peschiulli accettarono e si recarono alla sede degli Uffici Demaniali di Bari per il nulla osta e la registrazione fu eseguita presso il Notaio Nuzzachi in Lecce e si dovette attendere ben 120 giorni per la registrazione dagli uffici demaniali del Regno delle due Sicilie. I suoi amici degli istituti di credito diedero le garanzie anche per la nomina di Conte: l’onorificenza Celestino la ricevette da un delegato del regno a Bari. Considerazioni dai suoi appunti:Celestino certamente non vuole essere di meno, nella famiglia Comi ci sono Duchi e soprattutto è preso dalla passione delle gesta dei Monti a loro marchesato e dal conoscere queste storie sul castello, e l’unica cosa da fare era entrarne in possesso per poterlo studiare anche se era lui e tutti a conoscenza che molte cose a ogni passaggio furono portate via, il saccheggio più grande fu dal 1670 al 1759 per mancanza di eredi di Luigi Trani prima della confisca da parte del fisco che lo diede al demanio del regno. Non essendo del luogo e tanto meno amato dai coriglianesi Celestino non capiva perché il Trani avesse trasfigurato la fortezza in un’ abitazione addobbando con sculture applicate, chiudendo le torri, realizzare un fossato, un ponte fisso per l’entrata, chiudendo e aprendo stanze e realizzando un blasone mai certificato. Celestino appena ebbe in mano l’autorizzazione insieme a 8 coloni e 30 contadini inizio alla pulizia del fossato, fece aprire tutto ciò che era stato murato dagli appunti………………..nel retro fossato per 30gg si accumularono oltre 300 pietre sagomate e più di 1000 normali, tutte furono portate in spalla per evitare di lasciare aperto il portone di ingresso e accesso a curiosi, ma soprattutto per la pericolosità degli ambienti…………………..incarica tre suoi amici nel periodo della sua giovinezza napoletana che si erano laureati in Agrimensometria, nel periodo estivo; con le loro famiglie raggiunsero Corigliano d’Otranto e furono alloggiati nella casina, la tenuta estiva di Celestino (attuale oratorio salesiano), la foga per Celestino di conoscere gli amici per arricchire la loro professionalità in un vero ambiente antico a loro disposizione non era da poco…..fece adibire un androne per far dormire i 30 contadini e mise a disposizione una carrozza e 6 cavalli, fece costruire una cucina per preparare 36 pasti e assunse delle donne del luogo per la cucina e pulizie………..dal libro mastro per tali lavori ho dovuto cambiare Kg. 2 di oro all’istituto di credito in Lecce……………..segnala anche la collera di alcuni per questo aprire di tante chiusure e l’utilizzo di manodopera delle sue campagne per distruggere un ben ristrutturato palazzo…anche i figli sono adirati perché volevano trasferirsi nel castello… Solo Annunziata, donna molto dolce, capita questa mania del marito, lo accontenta e lo consolava dicendo che così erano i suoi coloni e tutti i contadini che lo stimavano prima per la sua generosità, ma soprattutto per la sua passione a ricordare l’intelligenza degli antichi e la conservazione delle loro opere.
Celestino ristrutturava: era contrario agli abbattimenti e i coloni lo sapevano: le aie, i muri a secco, i pergolati erano i luoghi davanti a cui egli entrava in estasi, si sedeva e li osservava, se vedeva che si deterioravano ordinava le ristrutturazioni, se ne doveva creare altre faceva girare per conoscere se qualcuno stava smontando per ricostruirne di nuove e acquistava vecchi basolati o colonne e li accumulava nelle sue campagne come pezzi di ricambio. L’esplorazione iniziò dal finto fossato, in realtà le fondazioni era ancora a mt.5 sotto il livello: entrati da un largo foro si notarono delle scale che andavano sino al centro del castello certamente erano le stanze dei soldati; c’ era un cunicolo per il passaggio di una sola persona dopo un po’ di giorni da un altro foro che era assimetrico al primo………….un labirinto sotto le fondamenta sicuramente conosciuto da pochi che portava al centro del castello detto il piazzale grande, le pareti in molte parti del labirinto erano state smontate e utilizzate per la costruzione nel castello di altre cose………..sopra il labirinto vi erano dei grandi stanzoni certamente da utilizzare per ricovero animali e attrezzi… Le deduzioni di Celestino dopo 3 mesi espone le sue deduzioni:......

Dati rilevati da documenti, appunti, foto, oggetti, registri mastri, epistole e narrazioni da padre in figlio…………. a cura dell’erede Dott. Cesare Paperini.



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  • Redazione
  • Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2014 - 21:56
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