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La Chiesetta di Santo Stefano di Soleto

Testimonianza di uno dei momenti di massimo splendore artistico raggiunto tra il XIV e XV secolo quando il paese era la contea degli Orsini del Balzo


La Chiesetta di Santo Stefano di Soleto

La Chiesetta di Santo Stefano testimonia uno dei momenti di massimo splendore artistico raggiunto tra il XIV e XV secolo quando Soleto era la contea degli Orsini del Balzo e centro religioso e culturale italo-greco di rilevante importanza.

Edificata intorno al 1347, secondo lo studioso Charles Diehl, probabilmente fu dedicata a Santa Sofia come mostrano gli affreschi più antichi nell’abside, e fu proprio Maria d’Enghien a commissionare diversi affreschi nella chiesetta che incarna il fascino orientale bizantino.

La facciata in pietra leccese presenta i caratteri romanici del portale con il rosone di pura tradizione pugliese, un piccolo oculus a forma di ruota con otto raggi, fonte di luce reale e metaforica con il cerchio divino e solare e con l'otto esoterico della rinascita e perfezione.  Gli archetti ciechi lungo la facciata evocano il mondo occidentale, bizantino e romanico, e hanno forme diverse, ogivali, trilobati e a tutto sesto.  Modanature lineari percorrono il basamento e seguono l’inclinazione della cuspide, interrotta dal campanile, a vela con elementi gotici, che contribuisce a dare slancio all’edificio: il risultato è un prospetto semplice che coniuga elementi gotici e romanico arcaici. I segni del tempo che hanno eroso la pietra leccese lasciano intuire ciò che originariamente doveva arricchire il portale costituito da un protiro con cornici ed un architrave traforati con motivi floreali-geometrici ornamenti perduti come probabilmente la pittura raffigurante il santo titolare della chiesa, Santo Stefano appunto, che doveva essere situato nella lunetta. La chiesetta ricorda per tipologia quella dei Santi Niccolò e Cataldo a Lecce, di Santa Caterina a Galatina, di Santa Maria dell’Alto a Campi Salentina, di Santa Maria d’Aurio nelle campagne di Surbo e l’Abbazia di Santa Maria a Cerrate.

L’interno a pianta unica absidata coperta da capriate lignee si presenta come un vero scrigno di tesori con le pareti interamente affrescate con cicli pittorici databili tra il XIV e XV secolo.  I più antichi affreschi della chiesa sono quelli relativi all'abside dove è raffigurata l'icona della Sapienza e i quattro Evangelisti.

Sulla parte superiore dell'abside è rappresentata la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli in preghiera intorno alla Vergine, seduti davanti alle mura merlate di Gerusalemme. Tra le mani dei santi e nella parte superiore dell’affresco si notano i cartigli scritti tutti in lingua greca. Particolarmente suggestive le scene sulla parete sud che raffigurano in stile medioevale e con abiti quattrocenteschi i miracoli e il martirio di Santo Stefano; sulla parete nord, invece, la vita di Gesù Cristo. Sulla parte inferiore è raffigurato un seguito di santi e sante rappresentati in piedi e a grandezza naturale. Sulla controfacciata campeggia una splendida raffigurazione del Giudizio Universale realizzato secondo lo schema iconografico tradizionale dell’arte bizantina. Al centro, in alto nel rosone, sono raffigurati Gesù con la Vergine Maria e San Giovanni Battista ai suoi piedi, ai due lati i dodici Apostoli con in mano i Vangeli. A destra e a sinistra due angeli che suonano la tromba, al centro l’arcangelo San Michele vestito con l’armatura da cavaliere angioino divide le due scene a destra il Paradiso  con San Pietro che regge le chiavi e tiene per mano il buon ladrone a sinistra, invece, l’Inferno con al centro il Diavolo, realizzato in stucco nero e a sbalzo che cavalca un mostro infernale a due teste mentre  divora le anime dei dannati.  

Scene che si imprimono nella mente del visitatore che resta incantato da questo scrigno di tesori e dall’atmosfera orientale, tipica delle chiese bizantine, che aleggia leggera con il fascio di luce che filtra dal rosone.   



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  • Redazione
  • Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2014 - 21:56
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