Festa delle tavole di San Giuseppe nel Salento

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Le prime celebrazioni risalgono all’anno 1030 e sono state indette dai monaci benedettini.

San Giuseppe, sposo di Maria, e protettore dei poveri e derelitti, viene ricordato dalla Chiesa Cattolica ogni anno il 19 marzo.

Negli anni a seguire altre corporazioni religiose hanno inserito la festa all’interno del loro calendario, fino ad arrivare ad un riconoscimento nazionale con Papa Gregori VI, nel 1621.

Fino al 1977 in Italia, il 19 marzo era ritenuta una festività, adesso rientra tra i giorni feriali, ma non per questo, nei paesi con una forte tradizione si allestiscono tavole e si accendono falò.

In Salento, è molto sentita la tradizione delle Tavole di San Giuseppe. Allestire banchetti devozionali è infatti un atto che include un doppio significato: il primo riguarda la devozione verso il santo e l’altro è da ritenersi un segno di carità, riconducibile al gesto di offrire cibo ai bisognosi che bussavano alla porta.

In questa occasione, nelle case salentine vengono imbandite lunghe tavole con tovaglie bianche ed altri elementi simbolici.

Una statua di San Giuseppe o una sua effige è posta al centro della stanza, in onore e ricordo della carità del santo, ed un bastone fiorito, simbolo del matrimonio con la Vergine, si trova vicino al posto indicato per colui che impersona il santo.

La famiglia ospitante sceglie tra gli invitati tre persone a rappresentare la sacra famiglia ed altre, in onore dei santi.

Il numero dei convitati non deve mai essere superiore a tredici, in ricordo dell’ultima cena, e deve
essere dispari. I prescelti non potranno cambiare di anno in anno, a meno che non rinuncino a tale ruolo.

La festa inizia la sera del 18 marzo e prosegue per tutta la giornata successiva. Le preparazioni per la festa iniziano molti giorni prima del 19 marzo e si concludono il giorno precedente, data in cui vengono accolti in casa gli ospiti dinnanzi alla tavola già imbandita.

Negli anni passati alcuni parenti rimanevano a far veglia e pregare tutta la notte, questa attività si è affievolita fino a scomparire quasi del tutto.

È ancora in vigore la benedizione delle tavole; il sacerdote del paese, la mattina del giorno di festa, fa il giro delle case che ospitano i santi, cosicchè ogni famiglia possa dare il via al rituale vero e proprio il cui inizio è previsto all’ora di pranzo, dopo che i santi hanno preso posto a tavola.

Il gesto che dà inizio al pranzo è un colpo di bastone di colui che impersona San Giuseppe.

La tàula tutta cotta, composta dal numero massimo di santi, prevede che vengano portati 169 piatti, 13 per ogni commensale, ma questo succede raramente. Le famiglie, al giorno d’oggi, mettono in tavola pietanze tradizionali senza eccedere; troviamo pasta con il miele e la mollica, stoccafisso, lampascioni, grossi pani a forma di tarallo e zeppole (dolci fritti).

Non manca il vino. La tavola è priva invece di carne e latticini in memoria della povertà del santo.

Questo evento, dal forte coinvolgimento emozionale, sta attirando da qualche anno sempre più turisti.

È per questo che i cittadini e gli organi di ristorazione si sono organizzati per aprire le porte delle loro case e fare assaggiare le pietanze cucinate.

La penisola salentina è una meta molto apprezzata per la sua tradizione, caratterizzata da eventi unici al mondo.

Per consentire di condividere emozioni straordinarie l'offerta turistica si è fatta sempre più completa e articolata.

I Bed and Breakfast nel Salento propongono periodicamente offerte speciali per vivere questi straordinari eventi in assoluta autonomia e con tutte le comodità.