Ex Convento cappuccino di S. Elia a Campi Salentina

Dalla rovina alla rinascita: esempio da seguire per tutti i Monumenti religiosi abbandonati alla distruzione in Puglia.
Ex Convento cappuccino di S. Elia a Campi Salentina

Dall'ex Convento cappuccino di S. Elia a Campi Salentina:


il viaggio nel tempo e nello spazio del "Servo del Signore" fra Giovanni Battista da Campie.

A chi trova più congeniale concentrare le proprie energie sui temi concreti del presente (l'unica entità temporale tangibile) con lo sguardo orientato al futuro, quello di rovistare nelle cose del passato potrebbe sembrare un esercizio inutile, quando non un deplorevole dispendio di risorse.
Eppure tutto ciò che appartiene al passato, così come tutte le nostre aspettative future, incidono profondamente sui nostri comportamenti anche a nostra insaputa, per inconsapevole ricorso a schemi culturali consolidati dall'esperienza umana e per l'imprescindibile bisogno di progresso a cui siamo naturalmente votati.
La storia possiamo amarla, e lasciarcene affascinare, oppure odiarla, rigettandone tutti i contenuti valoriali. Ma per quanto ci impegnassimo non riusciremmo mai a rimanere asetticamente indifferenti al suo portato cognitivo.
E talvolta dal passato emergono spunti inattesi e risvolti ignoti, o dimenticati, che inevitabilmente espandono le nostre coscienze e trasformano il valore ed il significato che attualmente diamo agli uomini ed alle cose che ci circondano.
Sono trascorsi giusto due secoli da quando nel 1811 il convento di S. Elia, per tradizione collegato alla cittadina di Campi Salentina ma ricadente nel territorio di Trepuzzi (LE), a seguito delle "soppressioni napoleoniche", è stato definitivamente sottratto ai Cappuccini che lo detenevano dal 1575.
Divenuta in seguito proprietà privata, la struttura, nonostante la sua amena posizione paesaggistica, era ormai da lungo tempo relegata al ruolo di splendido e romantico rudere.

Solo di recente, attraverso l'opera sinergica delle amministrazioni dei tre Comuni limitrofi di Campi Salentina, Squinzano e Trepuzzi, l'ex Convento di S. Elia è stato riacquisito come bene pubblico. Da qualche tempo sono cominciati anche gli interventi di restauro finalizzati al recupero dell'intera struttura, destinata a diventare un contenitore culturale.

Nessuno attualmente dedicava la propria attenzione al lontano passato dell'ex Convento, se non per citarne malinconicamente la data di fondazione, che lo colloca tra i primi conventi Cappuccini sorti in Puglia, e quella della sua soppressione e alienazione.

(continua)

Sebastiano Giampà

Domenica 23 novembre 2008
http://www.pacebenemondo.it/main_route/storia&arte/Dall_ex_convento_di_s...

Immagini di copertina e aggiuntive
Ex Convento cappuccino di S. Elia a Campi Salentina

E ' sconcertante il tipo di

E ' sconcertante il tipo di intervento di che è stato realizzato relativamente alla copertura con intonaco che ha completamente cancellato tutti i segni del tempo sui muri, sulle volte , sulle pavimentazioni , sui recinti. Non è possibile vedere architravi, blocchi di pietra, forma, colore, dimensioni, incastri, malta che li tenevano insieme, e risalire da questi non solo alle tecniche di costruzione ma anche alla operosità, all'ingegno, allo sforzo della fatica, alle difficoltà del lavoro che erano le difficoltà stesse del tempo antecedente la rivoluzione industriale, e ciononostante grandiose opere di ingegneria sono state realizzate. E' deludente constatare con quanta superficialità sia stata portato avanti il recupero che, a parte gli interventi di consolidamento delle strutture, altro non è stato se non il lavoro di una squadra di "intonacatori", i quali hanno pensato bene ogni tanto di lasciare scoperta qualche ridicola parte di muro o di architrave coprendo frettolosamente tutto, compresi i segni lasciati dall'opera delle generazioni che in esse hanno vissuto, le innumerevoli tracce, volontarie e involontarie, della operosita' quotidiana, della filosofia di vita, del dolore delle esaltazioni.......Qualcuno deve spiegare a chi mette mano su queste strutture che ogni iniziativa deve essere finalizzata al totale recupero di ciò che esiste, anche se lo stato di conservazione non è ottimale sotto il profilo " estetico", se così si può dire. Occorre recuperare non solo gli ambienti materiali da "utilizzare come contenitori" e l'arte ivi presente, ma anche la storia del tempi che qualle strutture hanno attraversato, la sociologia, la filosofia dei popoli, le credenza, la psicologia delle masse.... Ora gran parte di questo resta sepolto sotto tre mani di intonaco " eseguito a regola d'arte e con una mano di malta fine spugnata," non liscia , per rendere quel senso di rustico in sintonia con i tempi passati ( grazie della profonda intuizione!!). E le varie Sovrintendenze e autorità del territori stanno a guardare.... l.salv

Non tutto è perduto

Mi auguro che sia stata conservata ampia documentazione fotografica sulla struttura prima dell'intervento. Sarebbe interessante osservarla per scoprire tutti i segni del tempo e della storia della civiltà dell'uono presenti su muri, pavimenti, volte, terrazze, ecc. Inoltre ciò consentirebbe alle generazioni future, quando l'usura del tempo lo dovesse rendere necessario, di poter operare un restauro più autentico, magari rimuovendo il nostro intonaco, i marmi e tutti i materiali estranei, e ridare all'edificio il suo vero volto, liberandolo così dalla maschera che noi gli abbiamo imposto.

Vuol dire che dobbiamo

Vuol dire che dobbiamo attendere un ri-restauro per intravedere tutte le tracce di vita autentica e di civiltà dei tempi andati? Questo significa un alteriore intervento che riporti il convento alle condizioni di degrado antecedente al restauro!!!! Non voglio sottovalutare l'importanza di leggere su pareti, volte e terrazze i segni del trascorrere del tempo che ci aiuta a percepire la precarietà della nostra vita, considerando che migliaia di generazioni sono vissute prima di noi ( e grazie a quei segni noi possimo avvicinarci a questo "sentimento del tempo"), ma è sbagliato non riconoscere l'opera meritoria di quanti si sono prodigati per mettere questo monastero nelle condizioni di essere conosciuto e visitato. Probabilmente si poteva fare meglio. Auguriamoci che nella parte restante da recuperare si metta in atto un restauro che non copra sommariamente con intonaco ( è valida comunque la ricostruzione delle volte crollate) e che non aggiunga materiali nuovi che nascondono quelli originari , allo scopo di rendere più moderni gli ambienti da utilizzare come contenitori culturali. ale 2011

Una fortuna che non sappiamo ben valorizzare.

Perchè prendersela tanto se i nostri progettisti a Sant'Elia hanno preferito ricorrere massicciamente all'intonaco? Caro l. Salv., hai mai osservato le volte del Castello Carlo V di Lecce? E non parlo solo di quelle che ricoprono le scalinate, ma anche delle grandi sale : calce e tufo ovunque. Il fatto è che abbiamo troppi monumenti da recuperare e poco tempo per eseguire i lavori con cura!!

Lasciamo parlare anche la Microstoria.

Il mio non vuole essere un atto di accusa nei confronti dei curatori del restauro dell'ex convento dei Cappuccini, ma semplicemente una riflessione su come vengono concepti i restauri dalle nostre parti. Ho avuto modo di osservare cose assurde un po' ovunque, in giro per il Salento: sempre maschere di materiali che coprono e che talvolta, dopo pochissimo tempo, gonfiano, si sgretoalno, si polverizzano... All'Università di Lecce esiste una facoltà di Restauro, dove si insegna che su qualunque oggetto antico ( reperti in carta, ceramica, pietra leccese, metallo, legno , dipinti , statue, monumenti , ecc. ) bisogna lasciare parlare non solo la Storia, ma anche la Microstoria che certamente non è meno importante della prima. Non serve ricoprire di vernice un violino del Settecento per renderlo più luminoso ed elegante e nascondere abrasioni, incisioni, segni di usura ed altro. Anzi sono proprio queste tracce che spesso li rendono più interessanti e poetici. Per tornare a noi: a me piace osservare tutto ciò che è rimasto dopo secoli, anche la nuda pietra, sebbene incisa, deformata dalla quotidianità e dagli eventi degli uomini e del tempo, purchè autentica. l. salv

Viva il restauro, viva Campi!!!!

A Lecce esistono tantissime abitazioni ed edifici vari non solo nel centro storico, ma nche nelle zone fuori le mura (zona dell'Idria , zona Ferrovia, San Pio, Leuca, San Lazzaro, per fare degli esempi) che rappresentano tanti gioielli di architettura abitativa con volte altissime a stella, a padiglione, a botte, ecc.,e solide murature in conci di pietra leccese, Lo stesso discorso naturalmente vale anche per tutti i centri storici dei paesi in provincia. Mi è capitato di osservare interventi di retauro su queste costruzioni dei primi del '900: sono rimasto veramente ammirato nello scoprire quanta bellezza nascondesse l'intonaco ( oramai rimosso) dei nostri avi. E'' possibile osservare i blocchi di pietra leccese o in conci di tufo così come scalpellini, squadratori, e cavatori li avevano consegnati nelle mani del muratore che li allineava per realizzare muri alti e possenti, architravi solidissime e rinforzate su cui era possibile caricare pesi incredibili, senza che si evidenziasse nessun segno di cedimento. Questo è possibile solo grazie ad un restauro a vista, che consente di realizzare case naturalente arricchite di tanto pregiato lavoro dei nostri avi e rese ancor più interessanti da stilature ottenute con materili naturali, biologici, che lasciano respirare gli ambienti. Di contro si continua invece a realizzare casermoni in ferro -cemennto che nascono già vecchi e con un corso di vita molto breve, quello determinato dalla ossidazione delle armature. Poca cosa la loro breve vita rispetto alla durata nei secoli delle costruzioni in viva pietra leccese, carparo, tufo ecc . E' giusto dunque valorizzare al massimo l'esistente, recuperare tutti gliedifici ed abitazioni dei nostri avi e vivere in ambienti sani e naturali.L'ex convento di Sant'Elia di Campi credo che vuole essere anche uno simolo inh questo senso. Grazie Campi. G. Zimbalo.

Chi conosce informazioni

Chi conosce informazioni ulteriori sull'ex Convento dei Cappuccini di Campi e sui personaggi che ivi 'hanno vissuto farà un'opera veramente meritoria se vorrà illustrarle in questQo sito, in modo da guardare al passato per capire meglio il presente e il futuro e organizzarsi di conseguenza, come suggerisce Ciampà. Quante migliaia di persone sono passate da quel Convento e dai dintorni? Quali erano le loro accupazioni quotidiane per vivere? Che tipo di agricoltura praticavano, quali frutti della terra cotivavano? D 'estate ,d 'inverno come si difendevano dal clima? Queste e tante altre informazioni diventano essenziali per ricostruire quadri della loro vita e capire meglio la nostra, ridimensionandola, ed inserirla in un arco temporale che ha tempi infinitamente lunghi prima di noi. In questi tempi miliardi di persone sono scomparse e, senza saperlo, con loro è scomparso quasi tutto, ad eccezione di alcuni ruderi monumentali che credevano eterni e che le generazioni successive hanno trascurato per secoli. Se qualcuno, trai tanti studiosi di storia locale ( un nome per tutti: il bravissimo Prof. Mario De Marco di Novoli) è in grado di riempire questi vuoti di microstoria salentina e raccontare fatti accaduti a Sant'Elia non si tiri indietro. Bravissimi per l'iniziativa!!! Romarzo16.

Nessuno può dirti, se non le pietre e le piante.

Tu vorresti sapere quanta gente è passata da quel convento, e quante sofferenze e gioie, aspettative realizzate e deluse, quanti entusiasmi quelle mura hanno visto, e quanti segreti hanno conservato durante lo scorrere dei secoli. Vorresti sapere cose che nessuno ti può raccontare, perchè non sono scritte in nessun libro, e se qualcosa mai è stato scritto, tutto è andato perduto. Puoi fare solo una cosa: recarti in quei posti, nelle parti più segrete, nei posti meno accessibili e cercare qualche segno del passato, magari una pietra appena scolpita, una pietra collocata in un certo posto ed immaginare i gesti di chi lì l'ha posta e del motivo per cui l'ha fatto. Oppure: individua qualche pianta antica ed immaginala quando era piccola e le intenzioni di chi l'ha piantumata, o la pianta madre da cui essa è derivata; immagina poi quante lovoro è stato fatto sotto qualla antica pianta, quante volte ha offerto la sua fresca ombra durannte la calura estiva ad ogni categoria di persone di ogni età; a quanti animali, uccelli di ogni specie e mammiferi, ha dato rifugio la notte durante le tempeste, o i freddi invernali; poi quanti cacciatori hanno sparato tra quei rami contro l'inerme pennuto appena uscito dal nido, nei giorni di primavera, alle prime esperienze di volo e di vita. Pensa a quante vite spezzate quei rami hanno potuto dare l'illusione di un rifugio sicuro,e quanto lunghi e tristi sono stati quegli ultimi attimi di estrema agonia, in solitudine. Pensa poi al destino degli uomini che in quei posti , o lontani dalla propria casa , sono morti nella stessa solitudine e sofferenza, e a quanti ancora toccherà lo stesso destino............ Nessuno potrà raccontarti queste e mille altre cose colà accadute. Ma lo sai che sono vere lo stesso. Quei muri diroccati, quelle pietre antiche ti aiuteranno a capire che dietro di noi c'è un lunghissimo passato che il tempo ha completamente coperto nell'oblio e di cui resta qualche monumento antico che è veramente poca cosa rispetto ai fatti accaduti. Temo che quelli accaduti saranno molti di più di quelli che accadranno. Gigl3/2011

Anche i rettili parlano nell'ex Convento.

Tu parti da un sasso presente nei campi dell'ex Convento dei Cappuccini per cercare fatti umani, vegetali, animali, accaduti intorno ad esso ed immaginare il passato. Allora con lo stesso metodo è possibile anche partire da una lucertola per lo stesso scopo. Il piccolo rettile mi piace pensare che è l'erede ultimo di una generazione di lucertole che si sono stabilite lì molti millenni fa. Siccome sono animaletti che si adattano facilmente non hanno trovato difficoltà ad ambientarsi e trovare una facile sopravvivenza, visto che il clima è buono e che l'approvvigionamento di insetti per sopravvicere non è mai stato un problema. Dunque essi rappresentano una presenza animale vivente che per secoli ha tenuto compagnia a quanti dal Convento sono passsati, quindi anche a fra' Giovanni Battista da Campie. Quante volte i suoi occhi nelle lunghe permanenze nelle campagni, durante le fatiche, si sono posati gli su questi deliziosi animaletti? Quante volte li ha guardati con dolce e quasi umana simpatia , per quella casuale convivenza? Quali parole di ammirazione ha usato nei loro riguardi constatando la perfezione delle sue fattezze e l'armonia di colori e di movenze , la delicatezza degli occhetti vispi e attenti a scrutare tutto per sfuggure ai pericoli e per cogliere ogni buona e ghiotta occasione per saziarsi? Certamente la bontà di un Cappuccino ha avuto sentimenti positivi anche per l'umile lucertola, al pari di San Francesco che considerava tutte le creature fratelli e sorelle per via dell'unico padre da cui tutti avremmo avuto origine. Vengono spontanee molti pensieri al riguardo. Così l 'umile animaletto tante volte ha alleviato le immancabili tristezze del nostro frate e poi ha ascoltato le sue preghiere di ringraziamento quando era contento per un luminoso raggio di sole dopo la nera giornata di pioggia; e quante preghiere ad alta voce!!! e quanti gridi verso il vuoto per invocare la presenza di un amico, o di un parente lontano, o di un familiare venuto a mancare !!!! Quante parole di consolazione nell'attesa di vederla ancora una volta e per sempre...... ciao fra' Giova'. E' servito a qualcosa il tuo modello di vita? Ora è arrivato il berluscononismo. Altri dopo di te hanno insegnato il benessere e l'arricchimento ad ogni costo. La semplicità e la povertà dei ruderi del tuo convento, che vogliono testimoniare la moderazione e la sobrietà del tuo vivere, non costituiscono un messaggio percepibile, ma un semplice diversivo alla passeggiata a Casalabbate o Lapiddrhu.

Ricostruiamo il passato attraverso le piccole cose

Stonachiamo le nostre case e lasciamo parlare i muri a vista, purchè non siano di ferro-cemento.... Ci racconteranno tante cose....... Bella la storia della lucertola erede di quelle che hanno tenuto compagnia a fra Giovanni e a tanti altri personaggi e persone del passato!!!. E bella anche quella della pianta presente nell'orto dell'ex convento. Ne conosci altre?adleu

Meglio il modermo

Ma come fate a vivere nelle case antiche dove tante persone sono vissute e poi morte? Come fate se altre persone prima hanno toccato quei muri, quei pavimenti, quelle porte, sono state ammalate, ecc.? Non è meglio vivere in una casa nuova? Perchè preferire una casa antica come fanno molti? Quale fascino misterioso..... Non riesco proprio a capire. Quando avevo sette- otto anni anche io ho vissuto in una casa antica. Allora non mi veniva in mente il pensiero che tante persone in quella casa degli anni venti tante persone erano morte. Tornando indietro non lo rifarei. alero

Ovunque altri prima di noi

Ovunque altri prima di noi hanno occupato spazi, respirato l'aria, guardato i paesaggi; frequentato bar, pizzerie , chiese, uffici, alberghi, stazioni; occupato quel posto al cinema dove abbiamo visto l'ultimo film, sorseggiato birra o coca su quel tavolino, in quel bicchiere... Pensa un pò ,gente di ogni condizione, belle e sane persone ma anche non tali. Eppure non ci pensiamo, salvo poi a preoccuparci che la nostra casa nel centro storico prima di noi ha ospitato altri e li ha salutati nell'ultimo viaggio. Molti apprezzano proprio questo. Un luogo domesticio, oltre che per la funzionalità, diventa interessante per il suo passato. Se quelle pietre potessero parlare con viva voce, racconterebbero di quella mamma felice quando ha guardato per la prima volta il figlio appena partorito e immensamente triste, quando quel figlio le fu strappato dall'esercito. Magari prima di partire per quell'ingiusta impresa di morte segnò due lettere sulla porta d'ingresso, o incise i muri con le sue iniziali, perchè facessero compagnia a quelle madre e perchè lei stessa non dimenticasse ( come se una madre può dimenticare). Per cancellare queste tracce di quotidianità passate basta una mano di tinteggiatura alla calce naturale. Non è dai muri e dagli infissi che altre generazioni hanno costruito che ci dobbiamo difendere, cara Aleroma, ma da quello che mangiamo, che respiriamo che entra nel nostro organismo e lentamente lo demolisce. Specialmente nel Salento, specialmente a Lecce. Micamagg

Non riesco a capire lo spreco di risorse

Non riesco a capire lo spreco di risorse per ridare parvenza di vita e scarsa funzionalità a strutture nate per esigenze sorpassate e con caratteristiche paricolare che mal si adattano ai tempi moderni. Soprattutto, ripeto, il sapere che tanti fatti nacabri tra quelle mura sono successi, accanto a quelli lieti, li rende ivvivibili e infrequentabili. I bar, i cinema, e gli altri luoghi pubblici edificati ad hoc non richiamono in naniera così eclatante il passato, non rimandano ad un'altra epoca, non evocano immagini di un mondo che più non esiste.

Io non ritengo macabre le

Io non ritengo macabre le tante piccole storie di ogni giorno che si ripetono di generazione in generazione e non mi sembra che siano da evitare i luoghi che le hanno ospitate. Per esempio gli ultimi istanti di vita di un fedele amico dell'uomo , lì nell'angolo di quella centenaria casa. Immagina gli occhioni di quel fragile cagnolino che chiedono con la solita discrezione un gesto di affetto alla sua padrona. Pur nell'incerta consapevolezza della sua fine imminente immagina i suoi vani tentativi di tradurre in movenze la sua gratitudine per l'accoglienza avuta, lui randagio, in quella casa. Immagina la tristezza per la componemte più piccola della famiglia che scopre così la morte. In quell'angolo, proprio lì tra quelle mura, Billy, diamogli un nome a caso, ha capito che deve dire addio per sempre al suo favoloso mondo di libertà e alle gioiose corse sulle spiagge assolate,contro le onde, al tiepido sole primaverile.... Immaginalo ansimante di morte in quello stesso angusto angolo che prima aveva tante volte accolto l'umana angoscia di chi scopre per la prima volta l'altalenante flusso della vita, nel dolore, all'inizio insopportabile, per un' inaspettta notizia. Sì, in quell'angolo di vecchie pietre tutto questo è accaduto e ancora cose così accadranno. Se non possiamo conservare i fatti, lasciamo sopravvivere i luoghi e con essi i segni dell'uomo. LA06011

Ambientalista campiense ke vuoi eolico o velenosiss petrolio?

Ora accanto a questi preziosi ruderi sorgeranno pale eoliche. Quello che sconcerta è l'improvviso interesse di tanti sedicenti amici del passato che si preoccupano che le pale eoliche possano danneggiare i ruderi del Convento. Secondo me possono coesistere a condizione che ci siano le giuste distanze, senza pretendere il deserto intorno. Coloro che si lamentano dell'avanzamento delle nuove fonte di energia farebbero bene a riconsiderare il loro tenore di vita e trovare il modo per inquinare di meno, consumando di meno benzina, energia elettrica, acqua, plastica; differenziando bene la spazzatura, camminando a piedi nei campi , sulle rive del mare, tra i boschi, ecc. Vuoi sapere una cosa: mi trovo sempre da solo a fare lunghe camminate in mezzo alla natura bellissima, assolata, lussureggiante o in mezzo a ruderi di edifici e masserie antiche. Spesso mi chiedo: ma come fa la gente ad ammassarsi nei supermercati e a privarsi del piacere di stare tra alberi, scogli , canali, lucertole, scursuni, auceddhri, case antiche e abbandonate, pajare?.Come fa ad essere cosi amante di marmi pregiati, fastidiosi e fragili suppellettili, di pavimenti e mobili superlucidati? di macchine superaccessoriate, esagerate e velocissime? di affollate pizzerie e intossicanti ristoranti ? Non è più bello consumare al sole un panino biologico condito con olio extravergine e pomodoro e dare qualche briciola alle lucertole di passaggio, mentre l'occhio va alla ricerca di qualche variopinta upupa? Valli a capire questi ambientalisti di moda che si lamentano delle pale eoliche, ma che con il loro consumismo esagerato fanno sì che le immense quantità di velenosissimo petrolio non bastano mai e rendono indispensabile disabbellire le campagne del Salento per fornire loro le comodità di cui hanno bisogno!!! Cosa importa a loro se ci sono le pale eoliche a 500 metri dall'exconvento te santa ulia che loro vedono solo da lontano, stando nelle puzzolenti , deodorantissime e inquinanti auto? Sa13-11-11